10. 05. 2013
Il Piccolo
Stefano Giantin

La Slovenia approva il piano di salvataggio

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Il dado è tratto, il piano “anti-bailout” è pronto, arricchito da nuove tasse, privatizzazioni e tagli alla spesa pubblica. Il governo sloveno ha adottato ieri pomeriggio l’atteso programma di austerità che dovrebbe stabilizzare le finanze di Lubiana ed evitare al Paese il disonore di un salvataggio internazionale.

L’annuncio è arrivato dal primo ministro Alenka Bratusek, che ha assicurato che il piano consentirà alla Slovenia «di continuare a essere un Paese completamente sovrano». A che prezzo? Lubiana, ha anticipato il premier, dovrà in primo luogo collocare sul mercato e tentare di privatizzare quanto prima ben quindici aziende partecipate dallo Stato o a controllo pubblico. Fra queste, sarà venduta la seconda banca più grande della Slovenia, la Nova Kreditna banka Maribor (Nkbm). Ma anche il più importante operatore di telecomunicazioni nazionale, la Telekom Slovenija. Sul piatto, l’esecutivo sarà inoltre costretto a mettere anche le proprie quote di maggioranza in Adria Airways, la compagnia di bandiera, e in Aerodrom Ljubljana d.d., la società che controlla l’aeroporto della capitale, ha aggiunto il ministro delle Finanze, Uros Cufer. Cufer che ha ammesso, durante una conferenza stampa, che la via delle privatizzazioni e dell’austerity è l’unica che permetterà alla Slovenia, «un aereo che sta perdendo quota», almeno di «stabilizzare l’altitudine» di crociera, grazie alle ipotizzate vendite e al denaro che arriverà in cassa in forza delle altre misure presentate ieri dal governo. In testa, l’aumento dell’Iva dal 20 al 22% e dall’8,5% al 9% per l’aliquota ridotta, messo in agenda già il prossimo primo luglio e una tassa sugli immobili, da introdurre a gennaio 2014, dai contenuti ancora non resi pubblici.

Nessun riferimento invece, nel piano sloveno, al paventato prelievo forzoso da stipendi e salari, sicuramente un’impopolare tassa progressiva, variabile dallo 0,5 al 5% a seconda dell’importo lordo della retribuzione che era stata prevista dall’esecutivo per raccogliere 250 milioni di euro all’anno. Se il piano anticrisi lanciato ieri, che sarà presentato oggi alla Commissione europea, avrà successo, la misura rimarrà nel cassetto. Ma la somma calcolata dovrà comunque essere in qualche modo trovata, ha specificato Bratusek, discutendo con i sindacati nuovi tagli alla spesa pubblica. In totale, il programma di stabilità e di riforma presentato ieri, riassume l’agenzia di stampa slovena “Sta”, mira a rastrellare un miliardo di euro, «540 milioni» grazie a Iva e «diverse piccole nuove tasse» e un «ammontare equivalente» ottenuto con «tagli di spesa». E proprio sui tagli si lavorerà con più intensità nel prossimo futuro, ha aggiunto Bratusek, in modo da ridurre nei mesi a venire l’introduzione di nuove tasse. Lubiana è infatti conscia, ha chiosato il premier, «che l’aumento delle imposte non ha un impatto positivo sull’economia».

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