25. 11. 2013
Il Piccolo
Stefano Giantin

Il gigante industriale rallenta la sua corsa

13pipes-600

Arriva Putin, tutti al suo cospetto. Arriva Putin, presidente di una Russia di nuovo potente, in termini geopolitici ed economici. Ma una Russia che, al contempo, sta vivendo un momento di forte rallentamento della crescita.

Crescita che non raggiungerà neppure il 2% nell’anno in corso e, previsioni tutte da confermare, un +3% nel 2014. Ma se fosse questa ormai la normalità del gigante russo in frenata? «L’economia» del Paese dai nove fusi orari «sembra crescere» con una rapidità «vicina alla sua capacità» massima, «ingabbiata dalla debole attività negli investimenti e da un rigido mercato del lavoro», ha spiegato a fine settembre Birgit Hansl, economista della Banca Mondiale (Bm), autrice del più recente e preciso rapporto sullo stato di salute della locomotiva russa. Locomotiva da cui fuoriesce sempre meno vapore, tra il manifatturiero che rallenta e i consumi che arrancano malgrado il basso tasso di disoccupazione (meno del 6%), si legge fra le righe dell’analisi, utile per capire lo stato di salute di Mosca. Analisi, quella della World Bank, che mette il dito nelle piaghe, se piaghe si possono chiamare, del sistema economico russo. La prima, «ciclica» puntualizza la Banca Mondiale, riguarda l’«alta dipendenza» della Russia dalle «esportazioni di gas e petrolio», in particolare verso la vecchia Europa che rimane in crisi, con conseguente «alta esposizione alla volatilità» dei prezzi degli idrocarburi, ora relativamente troppo bassi per sostenere le fortune di Mosca. «Strutturali», in un’economia che opera quasi al massimo della sua «piena capacità», sono invece le questioni irrisolte collegate «a settori non competitivi», spesso nell’industria, dove la sovrabbondanza di fondi da petrolio e gas ha per anni ritardato i necessari investimenti in tecnologie e le riforme del mercato del lavoro e per l’aumento della produttività, più volte sollecitate da Putin.

E intanto la Russia, pur crescendo a ritmi assai più intensi dell’asfittica Europa, rallenta, come stanno simultaneamente e inaspettatamente rallentando anche gli altri BRICS. Solo pessimismo della Banca Mondiale? No, il quadro è stato confermato il mese scorso anche dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi), che ha abbassato le previsioni del tasso di crescita russo all’1,5% quest’anno, -1% rispetto a quelle di luglio. Fmi che è stato ancora più duro della Bm nei confronti di Mosca. La ragione della “decelerazione” dell’economia russa? «Il modello di crescita» russo «sta scadendo», sta diventando obsoleto. Il Paese, malgrado l’ampia disposizione di risorse finanziarie derivanti dagli idrocarburi e da altre materie prime, non è stato infatti in grado di migliorare «le infrastrutture inadeguate, incluse le reti elettriche di trasporto» e di rafforzare «il debole clima per gli investimenti». «Questo modello», basato su alti prezzi delle materie prime, sembra ormai «esausto», prevede il Fondo. E non è finita. Perché c’è un altro problema serio, comune a tutta l’Europa orientale. La «crescita sarà condizionata in futuro» anche dal problema demografico. Problema grave, anche se magari non come in Giappone, dove lo decrescita demografica va ormai avanti dagli Anni Settanta. Nondimeno, Mosca ha una bella gatta da pelare davanti a sé. Secondo le stime dell’autorevole “National Bureau of Economic Research”, la Russia potrebbe nei prossimi decenni avere severe difficoltà con i propri conti pubblici, a causa di una popolazione sempre più vecchia e di un sistema pensionistico che tenderà a farsi insostenibile.

La domanda-chiave rimane comunque quella sull’attuale modello russo. Sarà stagnazione? «L’economia russa ha chiaramente perso vigore, quest’anno il Pil crescerà probabilmente dell’1,5%, un dato piuttosto deludente rispetto al 3,4% del 2012», spiega al Piccolo Dmitry Dolgin, economista di Alfa Bank a Mosca. La «preoccupazione principale», continua l’analista, «rimane però la flessione degli investimenti, che potrebbe continuare nel 2014 dopo l’esaurirsi della spinta edilizia per i Giochi olimpici». Attenzione però, «la crescita non andrà verso lo zero, ma ci sono alti rischi di una decelerazione dall’attuale tasso verso l’1%», segnale di una perdita di competitività e «l’equivalente di una stagnazione» per un Paese che, prima della “Grande Crisi”, correva a un ritmo del 6-8% annuo. Perché questo rallentamento? La Russia, chiosa Dolgin, si trova di fronte a «limiti sul fronte supply-side, con i produttori che lavorano all’80% della capacità e hanno ancora pochi incentivi a investire». Non lo fanno per «ragioni strutturali», ragioni che riflettono l’ancora «bassa presenza di Pmi», che rappresentano solo il 15% del Pil. In più, le autorità hanno fatto ancora troppo poco per «abbassare le barriere amministrative per le piccole e medie imprese» e per rispettare in modo preciso «gli obiettivi sull’inflazione», le aree su cui Mosca deve focalizzarsi per ridestare «la crescita economica» dell’ottava economia mondiale.

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