
La crisi greca è stata raccontata per immagini in «Debtocracy». Il documentario, fra poco disponibile anche in italiano, è visibile su Internet (debtocracy.gr) «perché siamo per la condivisione delle informazioni e perché il film è stato finanziato dai cittadini», spiega lo sceneggiatore, il giornalista Aris Hatzistefanou.
«Il governo e i media presentano solo una soluzione al problema greco, quello dei prestiti di Ue e Fmi. Per loro, i greci devono espiare le proprie colpe. Volevamo spiegare che ciò che è accaduto qui è stato invece provocato dalla crisi finanziaria globale. Nel documentario, si chiarisce che i problemi strutturali dell’Eurozona nella periferia dell’Ue hanno prodotto deficit, mentre in Francia e Germania creavano surplus. Difficoltà che si sono sommate ai problemi endemici dell’economia greca». La soluzione, per Hatzistefanou e per l’altra regista, Katerina Kitidi, «è non saldare tutto il debito, ma solo quello non “illegale”, come già successo in Ecuador».
Anche perché il Paese ha già pagato abbastanza dal punto di vista sociale. «Nel film, il presidente di un’ong impegnata nell’assistenza medica nell’Africa Subsahariana ci ha detto che ora è costretto a fornire gli stessi servizi ad Atene, ai più indigenti. Questa è anche una crisi umanitaria». Il reportage racchiude una scena che sintetizza la situazione greca: «uno dei Colonnelli durante la dittatura che afferma che la Grecia è un malato e che lui è il medico che risolverà il problema. Più o meno la stessa frase che Dominique Strauss-Kahn dell’Fmi usò ad Atene».
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