
Lubiana (photo: Nickster 2000)
LUBIANA La Slovenia è entrata ufficialmente in recessione. I segnali di un avvitamento della crisi si potevano già leggere nei numeri del periodo ottobre-dicembre 2008, quando la Slovenia aveva registrato un -4,1% di Pil. Secondo i dati ufficiali pubblicati ieri dall’Ufficio Statistico nazionale, il Pil della piccola repubblica ex jugoslava è sceso del 6,4% anche nel primo trimestre dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2008. La definizione tecnica di recessione prevede che un Paese annoveri una crescita negativa per almeno due trimestri consecutivi. In Slovenia ci siamo.
La caduta del prodotto interno lordo, dovuta principalmente al calo degli investimenti e delle esportazioni e importazioni, ha raggiunto un preoccupante -8,5%. «Il colpo è forte. Tutto dipende dal crollo delle esportazioni, -25%, e dall’inaridirsi degli investimenti che hanno segnato un -32%», afferma Maks Tajnikar, professore all’università di Lubiana ed ex ministro dell’Economia dal 1993 al 1996 in quota socialdemocratica, lo stesso partito dell’attuale premier Borut Pahor. «Una grossa parte di responsabilità va imputata all’inazione del governo», continua Tajnikar, «avrebbe dovuto continuare a investire nelle infrastrutture, nel settore energetico, nella costruzione di strade e nel potenziamento della rete ferroviaria. Non ha fatto nulla di tutto ciò ed ora è tardi. In più, non ha sviluppato alcuna misura per stimolare la domanda sperando solamente in una rapida fine della crisi globale». Le statistiche ufficiali confermano le parole di Tajnikar. Gli investimenti hanno registrato un -30% su base annua, mentre la produzione industriale è crollata del 20% nei primi mesi dell’anno. La Gorenje, la più grande industria d’elettrodomestici slovena, per colpa di un calo del 12% delle vendite, ha annunciato il mese scorso un taglio del personale del 5%. I licenziati andranno a gravare sul tasso di disoccupazione, in forte aumento già nei mesi precedenti. La disoccupazione ha raggiunto una quota record dell’8,4% a marzo. A dicembre, i senza lavoro rappresentavano solo il 7% della popolazione attiva. Un incremento delle famiglie in difficoltà inciderà anche sugli incassi delle attività commerciali. Secondo una nota dell’Istituto per il Commercio Estero a Lubiana, il fatturato reale del commercio al dettaglio si è contratto dell’8,5% rispetto ad aprile 2008. La diminuzione più forte è stata registrata nella vendita di automobili: -30% rispetto all’anno precedente. «Questi dati e quelli sul Pil non rappresentano però una novità. Dipingono la situazione dell’economia com’era due, tre mesi fa. In pratica, definiscono meglio i contorni della crisi che ha colpito la Slovenia», spiega il direttore dell’ICE a Lubiana, Florindo Blandolino.
Le previsioni di un recupero dell’economia di Lubiana entro l’autunno sembrano dunque troppo ottimistiche, esaminate le premesse. Il Pil sloveno in realtà potrebbe scendere più del previsto, se non ci dovesse essere una rapida ripresa dei Paesi che hanno un interscambio più forte con Lubiana, ossia Germania – il maggior compratore di prodotti sloveni - Italia, Austria e Francia. «Non ci sarà alcun rilancio dell’economia in Slovenia prima che Francia, Germania o Stati Uniti siano usciti dalla crisi», sostiene Maks Tajnikar. «Considerate la percentuale di export sul Pil e le dimensioni ridotte del mercato interno, la ripresa in Slovenia è per forza condizionata dalla situazione internazionale», conferma Blandolino. Una possibile ancora di salvezza per Lubiana è comunque il basso debito pubblico. Sfruttato adeguatamente, potrebbe lasciare ampi spazi di manovra al governo per varare misure capaci di evitare un crollo generalizzato dei consumi, dando così respiro all’economia nazionale e prevenendo pericolose tensioni sociali.
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