
Mentre Merkel e Sarkozy promettono mosse più o meno rapide ed efficaci per salvare l’Ue dalla spirale della crisi del debito, gli analisti finanziari continuano a lanciare i loro messaggi d’allarme alle leadership politiche d’Europa: «Agite subito o l’euro avrà vita breve». Questa volta è il turno della banca giapponese Nomura. Nel rapporto “Currency Risk in the Eurozone”, inviato nei giorni scorsi ai propri clienti, Nomura paventa, seguendo le orme di altri grandi istituti di credito, un prossimo collasso della moneta unica. Quali i punti chiave dell’analisi di Nomura? In primo luogo, un attacco all’inazione dei politici “forti” dell’Ue: «Se non riusciranno a placare le tensioni, che permettono agli spread di mantenersi a livelli insostenibili» come quelli odierni, «il rischio di un collasso continuerà a crescere e diventerà il problema cruciale». Se nulla o poco sarà fatto, il crollo dell’euro sarà un’opzione sempre più realistica. E potrebbe avvenire in due modi: un “break-up” limitato a uno o a pochi piccoli Paesi, come Grecia e Portogallo («alto rischio»). Oppure un vero e proprio «big bang» che causerà la fine della moneta unica in una sequenza mortale. «L’uscita o il default di un grande Paese della zona euro – ipotesi «possibile» – che provocherà una reazione a catena del sistema bancario del cuore dell’Europa e il successivo collasso» dell’intero sistema euro. Se ciò accadesse, il deprezzamento delle nuove monete raggiungerebbe vette drammatiche: dal 60% della nuova dracma al 50% dell’escudo portoghese fino al 25-35% per le divise nazionali reintrodotte in Irlanda, Belgio, Italia e Spagna.
Nomura evidenzia altri punti critici: il gradimento popolare all’euro come valuta è sceso sotto il 60% in Germania e Francia (rimane oltre il 65 in Italia), segno che l’opinione pubblica del “cuore” dell’Eurozona comincia a considerare plausibile un collasso – e solo sei tedeschi e francesi su 10 immaginano l’euro ancora nei propri portafogli tra 10 anni. Inquietante è il soggetto che gli analisti hanno scelto per descrivere lo scenario più tragico, quello del «big bang», causato da un default «in un grande Paese Ue». È una possibilità da «prendere seriamente in esame». E il grande malato è l’Italia. «Convergono gli investitori istituzionali sul fatto che questo sia uno scenario dalle basse probabilità», scrive Nomura. Che tuttavia poi aggiunge che gli spread e i Cds parlano una lingua diversa. E raccontano di un «30-40% di possibilità di un default» italiano nei prossimi 5 anni. Anche perché incombe il rischio del “fato” incontrollabile. «I flussi dei depositi nell’eurozona» suggeriscono che è iniziata una fuga di capitali che potrebbe destabilizzare il sistema bancario. A un livello che porterebbe «le preoccupazioni sul collasso a trasformarsi in una profezia che si autorealizza». È ora di agire, insomma, prima che sia veramente troppo tardi.
