30. 03. 2012
Stefano Giantin

Danieli, impianto da 500 milioni in Serbia

La firma dell'accordo

Ieri, prima tappa a Milano, in agenda un meeting con il presidente della regione Lombardia, Formigoni. Oggi, seconda visita a Trieste nel giro di poco più di tre mesi, questa volta non da solo, bensì accompagnato da una folta delegazione di imprenditori serbi. Per il presidente Boris Tadic, l’Italia – e in particolare il Friuli-Venezia Giulia -, si stanno trasformando in una seconda patria. Legami non solo politici e culturali, quelli che uniscono Belgrado e la Penisola, ma soprattutto economici.

In giornata, Tadic incontrerà il presidente Renzo Tondo. E parteciperà assieme a manager italiani e serbi al “Forum economico FVG-Serbia”, un’occasione per illustrare le potenzialità e i vantaggi di prediligere il Paese balcanico come focus per gli investimenti, con un occhio di riguardo ai settori metalmeccanico, tessile, agroalimentare, del legno e dell’ambiente-ecologia.

Tadic arriva in regione con in tasca un’importante vittoria. Ieri a Belgrado è stato infatti firmato un “memorandum d’intesa” tra le autorità serbe, il comune di Sabac e il gruppo siderurgico “Danieli” di Buttrio. L’accordo è stato siglato dal ministro dell’Economia, Nebojsa Ciric, da Milos Milosevic, sindaco della cittadina – 50mila abitanti, 90 chilometri a ovest della capitale serba -, e dall’amministratore delegato della multinazionale italiana, Franco Alzetta.

Secondo le informazioni affidate alla stampa dall’entourage di Tadic, l’intesa rappresenta «il primo passo formale» di un massiccio impegno finanziario di Danieli in Serbia. Se tutto andrà per il verso giusto, il gigante della siderurgia dovrebbe costruire nei prossimi mesi a Sabac una nuova fabbrica nella zona industriale della cittadina, investendo 500 milioni di euro e dando lavoro a un migliaio di operai. Alzetta ha chiarito che la Serbia è stata scelta «per la buona cultura del Paese, per l’energia della sua gente e per la disponibilità al lavoro». «Non possiamo pensare di soddisfare le nostre ambizioni di crescita investendo e crescendo esclusivamente in Italia. Sarebbe anacronistico», ha aggiunto.

«Abbiamo una visione chiara dello sviluppo economico della Serbia e siamo consci che dobbiamo realizzarlo in circostanze difficili, con una crescita ridotta in gran parte dei Paesi Ue. Ma anche in queste condizioni dobbiamo migliorare lo stato della nostra economia e l’obiettivo si può raggiungere solo con questo tipo di investimenti», ha affermato il presidente Tadic dopo la firma dell’intesa. L’output di acciai speciali ad alta qualità che saranno prodotti a Sabac, 750mila tonnellate l’anno per un fatturato di un miliardo di euro, andrà a soddisfare una parte della domanda del mercato interno, in particolare quella degli stabilimenti Fiat di Kragujevac. Ma sarà l’export – i quattro quinti della produzione totale -, a farla da padrone, nella nuova fabbrica della Danieli che Sabac e la Serbia attendono con fiducia.

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