Crollo senza fine del Pil dell’Ucraina: -18%

Continua il crollo del Pil ucraino: -18% su base annua nel secondo trimestre, +2% rispetto al primo. E peggiorano anche le relazioni tra Kiev e Mosca: in un videomessaggio su Internet, il presidente Medvedev si è lamentato delle «politiche anti-russe» di Kiev e ha implicitamente augurato una sconfitta alle presidenziali di gennaio al suo omologo [...]


Stefano Giantin

Il Piccolo 31/08/2009

Kiev (foto: Antonis SHEN)

Kiev (foto: Antonis SHEN)

Continua il crollo del Pil ucraino: -18% su base annua nel secondo trimestre, +2% rispetto al primo. E peggiorano anche le relazioni tra Kiev e Mosca: in un videomessaggio su Internet, il presidente Medvedev si è lamentato delle «politiche anti-russe» di Kiev e ha implicitamente augurato una sconfitta alle presidenziali di gennaio al suo omologo ucraino, il filo-occidentale Viktor Yushchenko.

Pil giù e banche in rosso

La crisi a Kiev è così severa perché «l’export è stato colpito dal crollo del prezzo dell’acciaio e dei prodotti metallurgici», spiega Tom Coupé, direttore del Kyiv Economics Institute, «ma la crescita è stata stimolata anche dagli investimenti stranieri e dal credito al consumo erogato dalle banche. Ora questo flusso si è bloccato».

Le esportazioni sono calate del 40% nel primo semestre, -50% solo per l’acciaio, le importazioni di un -51%, il commercio al dettaglio -15% e il flusso degli Ide -66%. Unici dati positivi, la produzione industriale, +5% a luglio, e quella agricola, +3%. «La crisi non peggiora», puntualizza Coupé, «ma un punto debole è il caos politico. Il premier Timoshenko e il presidente Yushchenko fanno muro contro muro e le vicine elezioni portano ulteriore incertezza – anche per gli investitori». E poi le banche. Ci si chiede «quali faranno bancarotta per colpa dei crediti inesigibili. Molti ucraini hanno debiti in dollari e il salario in hryvni: per colpa della svalutazione, oggi devono ripagare più del previsto». Circa il 60% dei crediti erogati è in valuta straniera e le perdite delle banche ammontano a quasi 1 miliardo di dollari solo nei primi mesi dell’anno.

Nonostante i problemi, rimane ottimista Olena Bilan, economista alla Dragon Capital, società di investimento a Kiev: «la stabilità della moneta tra maggio e giugno ha alimentato la fiducia e rilanciato il flusso dei depositi verso le banche, soprattutto quelle straniere e quelle a controllo statale, indice che i clienti scelgono chi ha resistito meglio alla crisi di liquidità di fine 2008-inizio 2009». Bilan non prevede «una seconda ondata di crisi nel settore reale. I dati registrano i primi segni di ripresa nel metallurgico grazie all’incremento della domanda estera. Ma sono possibili nuove pressioni sulla moneta alla fine dell’anno, a causa delle tensioni politiche per le presidenziali e del rilassamento delle politiche fiscali». Anche i non-performing loans aumenteranno, dal «15-18% alla fine del 2009 a un 22-25% nella prima metà del 2010, ma le banche straniere hanno abbastanza capitali per resistere», afferma Bilan. Fra queste rientra l’italiana Unicredit, fra le banche più solide in Ucraina secondo l’autorevole settimanale Ekonomichna Pravda: 7,29 su 10 il voto ad aprile sulla stabilità dell’istituto italiano.

Rimane l’incognita di una nuova guerra del gas con la Russia, esacerbata dal degrado delle relazioni politiche, ma la comunità internazionale è già intervenuta con un prestito di 2 miliardi di euro per aiutare Kiev a pagare la salata bolletta del metano russo e non lasciare l’Europa al freddo.

Acciaio e agricoltura

«L’imprenditoria italiana ha scoperto l’Ucraina soprattutto negli ultimi 5-7 anni», spiega Giancarlo Rocchelli, direttore dell’ufficio ICE a Kiev. «Gli investimenti – attualmente siamo a circa 3 miliardi di dollari – e anche la presenza diretta di imprese italiane e del Nordest sono aumentati». Malgrado la crisi, «l’Ucraina offre molti vantaggi: la vicinanza all’Italia – due ore e mezza di volo da Milano – il secondo mercato dell’Est con 46 milioni di abitanti, manodopera qualificata in tutti i settori produttivi e buone comunicazioni, soprattutto fluviali e marittime», precisa Rocchelli. Per il futuro, andrebbe tenuta sott’occhio soprattutto «l’agricoltura: l’Ucraina possiede il 30% delle terre nere al mondo e non ha problemi d’irrigazione. E ha un urgente bisogno di ammodernare la produzione agricola, in particolare la meccanizzazione», suggerisce Rocchelli, ma non vanno sottovalutati «lo sviluppo degli allevamenti bovini e suini, la coproduzione di macchine agricole e mobili e il tessile».

«Il mercato ucraino è di notevole interesse, sia per le sue dimensioni, sia per l’interesse dei consumatori verso la qualità e il design del tradizionale Made in Italy», conferma Silvia Acerbi, vice presidente di Informest. «Abbiamo puntato con decisione sull’Ucraina, accompagnando circa 40 aziende del Fvg e Veneto, soprattutto Pmi, interessate a trovare mercati di sbocco per i propri prodotti finiti». Per Informest, i comparti più interessanti sono «mobile-arredo, lavorazione del marmo e meccanica e, in misura minore, chimica e agrofood, settori che vanno a traino del settore dell’edilizia pubblica e privata, che ha riscontrato un’espansione sia a Kiev, sia nelle altre maggiori città». Sebbene la recessione abbia raffreddato l’interesse degli investitori verso l’Ucraina, «per l’imprenditoria italiana il Paese rimane in ogni caso un mercato di certo interesse, che Informest non solo non abbandona», afferma Acerbi, «ma tiene costantemente monitorato in vista della ripresa».

Ad Acerbi fa eco Gianpietro Benedetti, presidente di Danieli & C. La multinazionale di Buttrio ha scelto l’Ucraina per «la presenza della National Metallurgical Academy a Dnepropetrovsk, specializzata in siderurgia, per il follow up del mercato ucraino e il servizio ai clienti Danieli». La crisi «ha interessato tutti i settori, in particolare quello dell’acciaio», spiega Benedetti, «ed è profonda anche perchè il quadro politico è ancora troppo instabile. Le conseguenze della caduta del muro di Berlino sono tuttora in evoluzione e ci vorrà qualche anno perchè trovino un equilibrio. La convivenza dell’economia di mercato e del modello sovietico non è facile, ma le cose progressivamente miglioreranno. Siamo propensi a credere che il Paese, pur tra alti e bassi, troverà un suo modello di sviluppo».

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  • Stefano Giantin: Grazie per i complimenti, mi fa molto piacere sapere che c’è interesse per l’Est e i...
  • Ugo Poli: Questa notizia, me la ero persa, prezioso blog! Fianlmente qualcuno che scrive e può scrivere con qualche...
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