05. 05. 2009
Il Piccolo
Stefano Giantin

Croazia, la crisi accende lo scontro sociale

Rovigno, Croazia (photo: Akk_Rus)

Rovigno, Croazia (photo: Akk_Rus)

ZAGABRIA Studenti in lotta per chiedere l’istruzione gratuita e sindacati in piazza a reclamare retribuzioni più alte. Si accendono i toni dello scontro sociale in una Croazia sempre più preoccupata dalle ricadute interne della crisi economica. «Il punto non è come aumentare gli stipendi, ma come salvaguardare i posti di lavoro», ha avvertito il premier Ivo Sanader in un discorso per la festa del 1° maggio, ammettendo le difficoltà che sta incontrando il Paese.

Svalutazione della kuna?

I dati macroeconomici smentiscono l’immagine della Croazia come “porto sicuro” nella bufera che ha investito l’Europa orientale. Le previsioni parlano di un calo del PIL del 4% nel 2009, di un crollo della produzione industriale e di una crescita del già elevato tasso di disoccupazione.

«Alcune cause della crisi croata sono endemiche e indipendenti dalla recessione globale: l’inefficienza e i costi dell’apparato burocratico e il debito con l’estero», spiega Ivan Bicanic, docente di Economia all’università di Zagabria. In una fase di crisi e con un debito estero pari al 90% del PIL, diventa difficile per la Croazia trovare investitori disposti a finanziare i costi dell’apparato statale. «Il governo non fa nulla per ridurre le spese, soprattutto in un periodo pre-elettorale come quello attuale. Si costruiscono infrastrutture che nessuno vuole e di cui non c’è bisogno», attacca Bicanic, riferendosi alla nuova autostrada per l’Ungheria e all’avveniristico ponte di Peljesac, nel sud del Paese.

Senza gli auspicati tagli alla spesa pubblica e per evitare un intervento dell’FMI, il governo croato si prepara a emettere un bond da 750 milioni di euro. «È importante che la vendita vada in porto perché farebbe affluire una gran quantità di euro nel Paese e rafforzerebbe la fiducia», spiega Evan Kraft, consigliere del governatore della Banca Nazionale Croata, Zeljko Rohatinski.

Serve denaro anche per difendere la moneta. La kuna ha mantenuto un cambio stabile dal 1993, ma negli ultimi mesi sono aumentate le pressioni per una svalutazione “controllata” per rendere più competitivo l’export. I rischi potrebbero essere però maggiori dei benefici. I prestiti erogati dalle banche in Croazia arrivano al 70% del PIL, due terzi sono in valuta straniera. «Come già successo in Ungheria, con una svalutazione del 10-20% aumenterebbero le insolvenze verso le banche», spiega Kraft.

La situazione per ora è sotto controllo e gli istituti di crediti sono in buona salute. «Le banche hanno un’elevata liquidità e i depositi sono assicurati fino a 50.000 euro, ma la solidità del sistema dipende anche dalla volontà delle “banche madri” di sostenere le sussidiarie croate», avverte Kraft. Una volontà finora giustificata dall’alta profittabilità del mercato croato, uno dei più redditizi in Europa orientale.

 

Le speranze per Ferragosto

Difficile immaginare una svalutazione della kuna prima della stagione turistica. A Zagabria sperano che italiani, austriaci e tedeschi arrivino in massa anche nel 2009 a iniettare valuta pregiata nel Paese. «Il turismo è fondamentale per la bilancia dei pagamenti», afferma Evan Kraft. «Tutto dipende da come andrà il Ferragosto», conferma l’economista Bicanic, «il turismo può assorbire lo shock della recessione».

In Dalmazia e in Istria si teme però che saranno in molti a rinunciare alle ferie per colpa della crisi. Come contromisura, Zagabria ha abolito i visti per ucraini e russi e inviato una delegazione commerciale perfino alla fiera del turismo di Belgrado. Anche i nemici storici possono rivelarsi una risorsa preziosa in tempi di crisi.

In caso di crollo del turismo e svalutazione della moneta – lo scenario peggiore – la Croazia dovrà affrontare pesanti ripercussioni sociali. «I croati che vivono sotto la soglia di povertà potrebbero raddoppiare», sostiene Paul Stubbs, ricercatore al prestigioso Ekonomski Institut di Zagabria. Stubbs ha appena completato una ricerca, ancora inedita, sull’impatto della crisi in Croazia. «Soffriranno di più le persone che vivono in città e si accentuerà la competizione per le poche risorse disponibili tra i vecchi e i tanti nuovi poveri», prevede Stubbs.

 

L’interesse italiano

Il destino di Zagabria dipende, oltre che dai turisti, anche dagli imprenditori stranieri. «C’è molto interesse verso la Croazia da parte di aziende italiane che cercano nuovi mercati e nuove opportunità», afferma Alessandro Liberatori, direttore dell’ufficio ICE di Zagabria. «Il 2008 è stato un anno record e la posizione di leadership dell’Italia si è rafforzata. Abbiamo raggiunto una quota del 17,1% delle importazioni croate e accresciuto il vantaggio rispetto alla Germania, la nostra più diretta concorrente», sottolinea Liberatori.

L’attenzione verso Zagabria è confermata da Michele Degrassi. «La Croazia costituisce per le aziende italiane, in particolare per quelle del Nordest, un mercato di riferimento di grande importanza», osserva il presidente della finanziaria Finest. «L’attuale congiuntura economica si farà sentire anche in Croazia, ma il Paese sembra mantenere un grado d’attrazione maggiore rispetto, per esempio, a Romania e Slovacchia. E questo anche grazie agli sforzi crescenti del sistema pubblico croato di favorire l’insediamento degli imprenditori italiani».

«Il Paese ha in corso i negoziati per entrare in Europa e gli investitori capiscono che è il momento buono per salire sulla “locomotiva” croata», ribadisce Liberatori dell’ICE. La speranza è che la crisi economica e le diatribe confinarie con la Slovenia non ritardino ulteriormente l’adesione di Zagabria all’Unione Europea, la definitiva consacrazione di una Croazia moderna ed economicamente stabile.

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