01. 12. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

Calzedonia in Serbia allarga lo stabilimento e assume mille operai

Un negozio Calzedonia

TRIESTE Continua l’espansione verso la Serbia delle aziende italiane. E ancora una volta è il turno di Calzedonia, già presente in forze nel Paese balcanico. L’impresa, specializzata nella produzione di intimo e abbigliamento, ha annunciato un investimento di 20 milioni di euro per la creazione di un nuovo sito produttivo a Subotica, cittadina nell’estremo nord della Serbia, strategicamente localizzata a un tiro di schioppo dal confine con l’Ungheria.

L’accordo di cooperazione tra Calzedonia e il ministero dell’Economia di Belgrado è stato firmato martedì nella capitale serba tra il titolare del dicastero, Nebojsa Ciric, il sindaco di Subotica, Sasa Vucinic e la controparte italiana, rappresentata dal direttore esecutivo del gruppo con sede in provincia di Verona, Francesco Rufoli. Come riportano i media serbi, l’intesa prevede, oltre all’investimento italiano, la cessione gratuita del terreno da parte del comune, una superficie di circa 18mila metri quadri su cui sorgerà il nuovo stabilimento, che diverrà operativo nel 2014. Nell’impresa dovrebbe lavorare un migliaio di operai, che saranno impegnati nella produzione di articoli del brand “Intimissimi”.

Calzedonia è attiva in Serbia dal 2010. Nella città di Sombor, sempre in Vojvodina, nel nord del Paese, produce già migliaia di pezzi di biancheria intima al giorno grazie al lavoro di 670 operai, che saliranno a mille grazie a un finanziamento del governo serbo, ha puntualizzato il ministro Ciric. «Mentre nei Paesi più sviluppati le fabbriche vengono chiuse e i lavoratori licenziati, la Serbia si conferma come il leader regionale nell’attrarre investimenti stranieri, soprattutto quelli legati alle esportazioni», ha aggiunto entusiasta Ciric, parlando la stampa locale. Secondo Ciric, quello di Calzedonia è solo uno degli investimenti stranieri che arriveranno in Serbia nei prossimi mesi, uno strumento prezioso per ridurre negli anni a venire il tasso di disoccupazione, oggi pericolosamente vicino al 20 per cento.

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