03. 05. 2012
Il Piccolo
Stefano Giantin

Strage di Skopje, venti islamisti arrestati

Le forze speciali macedoni hanno arrestato martedì 20 persone, sospettate di essere coinvolte nel massacro del lago artificiale di Smiljkovci, presso Skopje. Nell’eccidio che tre settimane fa scosse il Paese erano stati liquidati 4 ragazzini macedoni e un pescatore. Tre dei cinque esecutori del delitto sono fra i fermati, due sono latitanti. Il ministro degli Interni di Skopje, Gordana Jankulovska, ha rilevato che i sospetti, quasi tutti cittadini macedoni, sarebbero «seguaci dell’Islam radicale» e che alcuni di essi avrebbero «combattuto contro la Nato in Afghanistan e in Pakistan. Avrebbero agito per fomentare «l’insicurezza tra la popolazione».

Jankulovska non ha fornito nomi ed etnia degli arrestati, nelle abitazioni dei quali sono stati rinvenuti armi e libri che propugnano l’islamismo più estremo. Ma anche, come evidenziano i video del blitz, uniformi, foto di guerriglieri e materiale di propaganda dell’ex Esercito di Liberazione del Kosovo (Uck).

Ma chi sarebbero questi islamisti simpatizzanti dell’Uck? «Le affermazioni iniziali del ministero degli Interni», che parlano di radicali islamici e che «suggeriscono che l’assassinio deve essere letto attraverso il prisma della lotta globale al terrorismo, sono un po’ strane e sorprendenti», commenta l’analista politica Biljana Vankovska. «Per la prima volta – continua – si descrive la Macedonia come un “target”, come ad esempio lo fu la Spagna. Ma qui mancano rivendicazioni e richieste al governo». Parlare di islamisti «che hanno combattuto con i talebani e che hanno ora attaccato innocenti in Macedonia suona meglio alle orecchie dei nostri alleati e a quelle del grande pubblico macedone».

Pubblico che però non può fare a meno di chiedersi se il massacro avesse motivazioni etniche, dato che molti arrestati sarebbero di etnia albanese. «Le dichiarazioni ufficiali riferiscono di terroristi islamici, i video trasmettono un messaggio diverso, bizzarro e confuso: la polizia che arresta ex guerriglieri dell’Uck. Penso che gli omicidi, in stile esecuzione, siano probabilmente stati commessi da ex combattenti, ora mercenari, con il fine di destabilizzare il Paese, in un momento in cui le relazioni interetniche sono abbastanza fragili», spiega Vankovska.

L’unico punto per ora chiaro nella vicenda è che i macedoni hanno reagito con senso di responsabilità, aspettando l’esito delle indagini senza dare sfogo a istinti di vendetta. «La gente comune» di entrambe le etnie, conclude Vankovska, «non si è mai mostrata incline alla violenza. Anche nel 2001», ai tempi della quasi-guerra civile, «non si registrarono incidenti tra le comunità nei quartieri misti e nelle città, e lo stesso vale per quelli verificatisi successivamente. Chi crea problemi va cercato altrove, in gruppi ben organizzati che sperano ancora in una revisione dei confini». E che forse saranno individuati nel prosieguo dell’inchiesta.

Aggiornamento – Identificati i presunti killer

Sono cinque i cittadini macedoni di etnia albanese accusati di essere gli esecutori della “strage del Venerdì Santo”, compiuta vicino a Skopje il 12 aprile scorso. I nomi dei presunti killer sono stati resi noti ieri dagli inquirenti. Si tratta di due fratelli, i trentenni Afrim e Agim Ismailovic e del 27enne Alil Demiri. Altri due uomini, Fejzi Aziri e Rami Sejdi, sono sospettati di aver svolto il ruolo di complici nell’eccidio, trasportando i killer presso il lago dove è avvenuta la mattanza e favorendone la fuga. Afrim Ismailovic e Alil Demiri sono ancora latitanti. Nelle abitazioni degli arrestati, definiti “radicali islamici” dalle autorità, sono stati rinvenuti esplosivi, armi, uniformi e materiale di propaganda della guerriglia albanese dell’ex Esercito di Liberazione del Kosovo (Uck). Via social network, ignoti hanno organizzato per oggi a Skopje una «protesta pacifica» contro le «montature» e le accuse di terrorismo rivolte agli arrestati.

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