06. 02. 2014
Il Piccolo
Stefano Giantin

Scandalo in Kosovo, visti italiani in vendita

Uke_Rugova1

Visti, indispensabili lasciapassare per uscire dal Kosovo, unico Paese balcanico ancora escluso dalla “lista bianca” di Schengen, venduti al miglior offerente, o meglio a chi era in grado di pagare alcune migliaia di euro. Visti, trafficati sottobanco grazie alla complicità di un dipendente locale, di nazionalità albanese e kosovara, dell’ambasciata italiana a Pristina, parte lesa nella vicenda.

Gira tutto intorno a quei preziosi adesivi, che i consolati dei Paesi Ue applicano sul passaporto dei cittadini extracomunitari per permettere loro l’ingresso legale nell’Unione, l’esplosivo caso giudiziario scoppiato ieri a Pristina. Caso che coinvolge nientemeno che Uke Rugova, influente politico kosovaro e figlio del “padre della patria”, il defunto Ibrahim Rugova. Rugova che è stato fermato ieri da agenti della Kps, la polizia kosovara, e da poliziotti di Eulex, la missione europea in Kosovo. Scarni i primi dettagli sull’operazione forniti dagli inquirenti. Ma alcuni media di Pristina hanno subito suggerito l’ipotesi di un coinvolgimento concreto di Rugova in un affare, ancora tutto da scoprire, relativo a un “traffico” di visti per l’espatrio. Ipotesi realistica, dato che assieme all’erede di Rugova sono state fermate altre persone. Tra esse ci sarebbe un «collaboratore consolare» dell’ambasciata italiana a Pristina, così si autodefinisce Florian Petani sul suo profilo Linkedin. Petani che, secondo una fonte kosovara ben informata sui fatti e sentita ieri dal Piccolo, sarebbe coinvolto nella vendita illegale di un centinaio di visti italiani. Prezzo, tra i 2.700 e i 3.500 euro cadauno, per un “bottino” complessivo niente male. Alla testa dell’organizzazione criminale ci sarebbe stato proprio il potente Rugova, tradito assieme ai suoi presunti complici da intercettazioni telefoniche.

Conferme al caso dei visti? «Rivolgetevi a Eulex, gestiscono loro le indagini», la risposta al telefono del portavoce della Kps, Baki Kelani. Si è trattato di una «operazione di arresti e perquisizioni» contro un gruppo di persone «sospettate» di far parte di «un gruppo criminale». Tra esse, «Uke Rugova», fermato per 48 ore, la prima stringata risposta inviata via email da Eulex. Cortesia, ma bocche cucite anche all’ambasciata italiana a Pristina, dove dall’altro capo del telefono è stato consigliato di aspettare che i portavoce della missione europea forniscano maggiori delucidazioni sulla vicenda.

Delucidazioni, seppur parziali, che sono arrivate da Eulex nel tardo pomeriggio. Niente nomi dei fermati, ma solo l’indicazione che gli arrestati «sono dieci». Dieci persone sospettate di far parte di una «organizzazione criminale» responsabile di vari crimini, tra cui quello di «illecite influenze» e «frode contro l’ambasciata italiana a Pristina». L’Ufficio del procuratore speciale del Kosovo e la nostra ambasciata «stanno lavorando in stretta e mutua cooperazione all’indagine in corso», la chiosa. Ma il caso in sé è solo all’inizio.

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