09. 09. 2012
Il Piccolo
Stefano Giantin

Sarajevo, una legge abolirà l’«apartheid» nelle scuole

Il Paese continua ad avvilupparsi in una delle più gravi crisi politiche dalla fine della guerra. L’economia è in stallo. Ma qualche segno positivo, una luce tra le ombre, si fa largo nel desolante panorama. La Bosnia-Erzegovina, nel giro di un paio d’anni, potrebbe abolire la pratica delle «Dvije skole pod jednim krovom» (“due scuole sotto uno stesso tetto”), che a due decenni dalla fine della guerra ancora regola l’educazione in alcune aree del Paese, specialmente quelle abitate da croati e bosgnacchi.

L’apartheid nel sistema scolastico finirà, gli istituti non avranno più entrate separate per i ragazzi delle diverse etnie, né amministrazioni differenti, su base etnica. E l’ultimo passo sarà «una scuola unica, con un solo ingresso», non più due come oggi, «classi multietniche e libri di testo comuni», ha annunciato durante una conferenza stampa il ministro dell’Educazione della Federazione, Damir Masic.

Il progetto lanciato da Masic, che contiene «misure concrete» e «raccomandazioni per l’eliminazione delle strutture educative divise», è stato ben accolto dalle autorità locali e arriva dopo una storica sentenza, emessa ad aprile, da un tribunale di Mostar. Tribunale che aveva definito «l’organizzazione delle scuole su base etnica» nelle cittadine di Stolac e Capljina e la «separazione degli studenti» un’evidente violazione del principio di non discriminazione. Così la Corte aveva consigliato al ministero dell’Educazione del Cantone dell’Erzegovina-Neretva di creare edifici scolastici “monoetnici”. Un “residuato bellico” da rimuovere. La proposta di Masic va in questa direzione. La direzione giusta, anche se – di certo -, il tragitto per arrivare all’obiettivo sarà lungo e tortuoso.

Ma com’è stato – e come sarà ancora per due anni -, trascorrere le giornate nelle scuole divise su base etnica? Un fenomeno, quello delle due scuole sotto uno stesso tetto, che fu ispirato dai pareri della comunità internazionale nel periodo immediatamente successivo alla fine della guerra. Per capirlo, calza a pennello un documentario da poco prodotto dall’Institute for War and Peace Reporting e dalla Mebius Film, significativamente intitolato “Sotto lo stesso tetto”. Un documentario che raccoglie i sentimenti degli studenti e ne racconta la vita di tutti i giorni nella scuola di Stolac, quella che rimarrà nella storia per la sentenza che ad aprile ha dichiarato «discriminatoria» la pratica della separazione degli alunni su base etnica. Scuola che «opera su due turni», illustra davanti alle telecamere la vice direttrice dell’istituto, Mirjana Biletic. «Al mattino fanno lezioni i ragazzi che seguono le lezioni in croato, al pomeriggio gli altri che vengono educati in bosniaco». Questo perché deve essere garantito loro «il diritto all’educazione nella propria lingua». Già, lingue diverse, diversissime, il croato e il bosniaco. L’assurdità del sistema viene poi descritta dal secondo vicedirettore, un bosgnacco. «Abbiamo un’ottima biblioteca contenente 15mila libri. Il bibliotecario che fa servizio la mattina è croato, quello del pomeriggio è bosgnacco», spiega di fronte alle telecamere Mustafa Hodzic.

«Non andiamo a scuola in turni diversi perché lo vogliamo, ma perché le autorità hanno deciso così», raccontano invece gli alunni di Stolac. «Ci hanno costretto», ma tra di noi «socializziamo comunque», aggiunge una ragazza, che poi ricorda anche il giornale dell’istituto, scritto insieme da adolescenti di entrambe le etnie. E il gruppo musicale multietnico, composto da croati e bosgnacchi. La musica, il suonare tutti insieme, «mi hanno insegnato che siamo tutti uguali, a prescindere dall’etnia o dalla religione», a non «guardare l’altro da un punto di vista nazionalistico». Parole che fanno ben sperare. Che, ci si augura entro due anni come promesso da Masic, saranno presto condivise dagli altri studenti delle future ex «Dvije skole pod jednim krovom».

Pubblicato su Il Piccolo

Comments are closed.