ZAGABRIA Migliora lo stato dell’economia croata, almeno secondo le stime ufficiali. Secondo un rapporto pubblicato dal ministero delle Finanze di Zagabria, il Pil scenderà quest’anno del 5%, ma nel 2010 la crescita sarà dello 0,5% e del 3% nel 2011. Al tre per cento è prevista anche l’inflazione, mentre il rapporto deficit statale/Pil – requisito importante per l’avvicinamento della Croazia agli standard dell’Ue – scenderà al 2,3% nel 2010 dal 2,9 di quest’anno. Per il dicastero delle Finanze, la ripresa nel 2010 e la stabilità dei conti va attribuita anche alle nuove politiche fiscali del governo, i cui effetti, secondo il premier Jadranka Kosor, «saranno evidenti solo l’anno prossimo».
Ma sono in molti a non fidarsi troppo delle valutazioni dell’esecutivo, «opportunistiche, perché cercano di creare un clima d’ottimismo, non so quanto fondato», spiega Hrvoje Stojic, capo analista alla banca Hypo Alpe-Adria, che prevede invece un Pil al -2% nel 2010 e un +1,8 nel 2011. Per Stojic, il possibile segno meno dipende «dal calo continuo dei consumi, degli investimenti pubblici e privati, dal processo di deleverage, dall’incertezza dei mercati globali sui tassi di interesse a lungo termine e anche dalla sostenibilità della ripresa nei maggiori partner commerciali croati», in primis Italia e Germania.
«Non sono per nulla ottimista. Più che una crescita dell’economia, ci aspetta una stagnazione», gli fa eco Bruno Coric, macroeconomista all’Università di Spalato. La crisi economica «ci ha colpiti così duramente per colpa di problemi strutturali interni. Il settore finanziario ha tenuto bene, anche grazie agli sforzi della Banca centrale, ma non possiamo dire lo stesso delle finanze pubbliche e dell’economia reale», puntualizza Coric. Più ottimista Radmila Jovancevic, professoressa di macroeconomia all’università di Zagabria: «la caduta del Pil sta rallentando e spero che dalla prima metà del 2010 arrivi la ripresa».
I dati macroeconomici non fanno però ben sperare. Il Pil nel secondo trimestre si è contratto del 6,3% rispetto allo stesso periodo del 2008, in miglioramento rispetto al -6,7% del primo trimestre. Gli Ide sono in calo già da due anni: nel 2008 si era registrato un -10% su base annua e nei primi sei mesi del 2009 sono arrivati solo 900 milioni di euro rispetto ai 3,3 miliardi dell’intero 2008. Il debito estero ha intanto raggiunto l’87% del Pil¬. La produzione industriale cala costantemente da dieci mesi: -9% a luglio su base annua. In rosso anche il turismo: -6% gli arrivi nel 2009 e le valutazioni parlano di un -10% d’entrate, un fattore penalizzante per un’economia che basa un quinto del suo Pil sulle attività turistiche. Precipitano anche esportazioni e importazioni: rispettivamente -18% e -26% nel primo semestre. E scendono i consumi: -17% da gennaio e tra 20 e 50% in meno per i bar, colpiti anche dalla legge anti-fumo, ora in via di drastico ridimensionamento su pressione dei gestori dei locali.
Nel frattempo aumenta la disoccupazione (14,2%), in particolare quella giovanile – al 26,4% – dato inferiore solo a quello spagnolo e lituano e in crescita. Dopo la terza revisione del budget, voluta dal premier Kosor, sono stati tagliati, tra le altre voci, anche i finanziamenti per l’assunzione di giovani fino a 25 anni con bassa professionalità.
Le revisioni del bilancio – in parte «inefficaci» secondo Standard & Poor’s – e le recenti imposte «anti-crisi» potrebbero comunque non bastare a riportare in carreggiata Zagabria. «Il governo non può risolvere tutti i problemi in questo modo, deve riformare l’intero sistema tributario e combattere la corruzione e l’evasione fiscale», auspica Jovancevic. «Più che revisioni di budget, abbiamo avuto delle riduzioni delle spese. Ma in recessione, quando tagli la spesa, rendi più severa la crisi. La Croazia non ha avuto scelta per colpa del forte indebitamento, ma tagliare il budget tre volte in un anno dice molto sulla qualità dell’amministrazione pubblica e sulla serietà delle politiche del governo», sottolinea Coric.
Per il macroeconomista, il Paese ha bisogno di riforme strutturali e di ridurre «l’eccessivo peso dello Stato nell’economia – non solo per l’elevata pressione fiscale, ma anche per le interferenze nelle decisioni del settore privato e per i limitati controlli sul budget delle imprese a controllo pubblico. Ma il governo si augura solo che sia la ripresa in Europa e nel mondo a far ripartire l’economia. L’unica cosa positiva rimane la risoluzione della questione confinaria con la Slovenia». Che – si spera – restituirà ottimismo e favorirà l’afflusso di più robusti investimenti esteri.
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