27. 08. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

Nel “toto-esilio” del rais spuntano Serbia e Croazia

BELGRADO Braccato in patria. Preda designata di una vera e propria battuta di caccia da parte delle forze ribelli. Quale sarà il destino di Gheddafi? Potrà il rais avere un futuro fuori dalla Libia? Una risposta a questi interrogativi è arrivata da un presunto membro del Consiglio nazionale di transizione (Cnt), Fatima Mahmoud. Parlando al quotidiano croato Vecernji List, Mahmoud ha sostenuto che Gheddafi potrebbe cercare asilo politico «in cinque Paesi con i quali mantiene ancora buone relazioni». Si tratta di «due Stati africani, Ciad e Algeria, di uno sudamericano, il Venezuela e di due europei: Croazia e Serbia. È risaputo che funzionari di quei Paesi comunicano con lui, lo consigliano e che ha buoni rapporti con la Serbia e con l’ex presidente croato, Stipe Mesic, che gli ha offerto aiuto in nome di un’antica amicizia», ha chiarito l’intervistata. Che ha poi confermato la presenza in Libia di mercenari dalla ex Jugoslavia: «Sono assassini ubbidienti e ben pagati».

Impossibile verificare, almeno fino alla completa caduta della dittatura, l’attendibilità delle sue affermazioni. Di certo, se è credibile pensare a una fuga del rais in casa del fedele alleato Chávez – «è ancora lui il leader della Libia, la guerra è stata fatta per il petrolio e in barba al diritto internazionale», ha detto l’uomo forte di Caracas -, molto meno lo è immaginare Gheddafi mentre passeggia per N’Djamena o Algeri. Il Ciad è stato per anni in guerra con la Libia. L’Algeria ha già vissuto un’ondata della “Primavera araba” e non vuole rischiarne un’altra ospitando un dittatore sanguinario. Per non parlare poi delle europee Zagabria o Belgrado.

«La congettura che queste ultime potrebbero dargli asilo mi suona come un’invenzione. La Croazia è membro Nato e diventerà parte dell’Ue, mentre la Serbia presenterà domanda per entrare nell’Unione», spiega il giornalista investigativo Drago Hedl. Ieri la Croazia ha inoltre riconosciuto il Cnt come «unica legittima autorità in Libia». «L’era di Gheddafi è finita, sui crimini del suo regime devono essere svolte inchieste, i responsabili processati e lui e i suoi sostenitori dovranno rispondere davanti alla Corte penale internazionale», recita un comunicato del ministero degli Esteri di Zagabria.

E la Serbia? La notizia che ha suggerito Belgrado come oasi di salvezza per Gheddafi è stata accolta con sdegno dai politici e con ilarità dai lettori dei maggiori quotidiani. «Già immagino i giudici dell’Aja che chiedono a Belgrado un’altra estradizione», ironizza un commentatore. «Macché Serbia, Gheddafi ripiegherà in Montenegro per comprarsi un passaporto», punta il dito invece un altro lettore, facendo riferimento all’ex premier thailandese Shinawatra, fuggito dal suo Paese per riparare a Podgorica dopo aver acquistato la cittadinanza montenegrina. A livello istituzionale, va registrata la smentita del ministro della Difesa serbo, Dragan Sutanovac: «È solo disinformazione, non esiste alcuna possibilità che Gheddafi possa chiedere asilo in Serbia».

Se i Balcani appaiono dunque come un’opzione irrealistica per il potenziale fuggitivo, oltre al Venezuela, in pole position c’è il Burkina Faso di Blaise Compaoré, dittatore che da 24 anni controlla il Paese. Anche il Nicaragua dell’ex leader sandinista Daniel Ortega ha offerto protezione al leader libico. Altre possibili destinazioni: l’Angola, l’Uganda e la Guinea Equatoriale.

Ma il rais è il tipo da contemplare la fuga? «Se dipendesse solo da lui, forse morirebbe da martire. Ma non è l’unico ad avere voce in capitolo, c’è anche la sua famiglia. Ci tiene ai figli e ai nipoti. E poi ci sono i tanti accoliti che lo circondano e da cui dipende la sua sopravvivenza. Gente dell’esercito e dei servizi segreti che non vuole sparire con lui. C’è una possibilità che vada in esilio e anche il Cnt l’ha ammesso», illustra al Piccolo l’ex diplomatico Usa David Mack, già ambasciatore negli Emirati Arabi e una lunga esperienza in Libia. L’identikit del Paese ospitante è «uno Stato che possa offrirgli un rifugio sicuro dalla Corte penale internazionale e che sia in grado di tenere buono Gheddafi. Solo un governo forte può farlo. Possiamo immaginare, ad esempio, la Russia. Hanno detto che non vogliono accoglierlo, ma questo è un buon punto di partenza per contrattare, se il Cnt chiederà a Mosca di ospitare Gheddafi e se i russi aspirano a una risoluzione Onu che non imponga loro di consegnarlo alla Corte. La Russia, come altri Paesi, vuole una richiesta precisa» prima di dare luce verde all’esilio, ipotizza Mack. «Potrebbe succedere che la gente attorno a Gheddafi e la sua famiglia gli dicano: fratello leader, abbiamo un accordo con i russi. Ci mandano un aereo per una destinazione a buon mercato sul Mar Nero. E possiamo anche immaginare Putin tenere fuori dai problemi il leader libico e proteggerlo da tentativi di eliminazione», descrive l’ex feluca. E Serbia e Croazia? «Quei governi non sono abbastanza forti, ma potrei sbagliarmi. E potrebbero cambiare idea se il Consiglio di Sicurezza Onu lo chiedesse loro».

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