28. 08. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

Lubiana nel 1993 rifornì di armi Zagabria

BELGRADO Armi slovene in cambio di carburante croato. È un affare oscuro e complicato quello che è stato svelato dal giornalista sloveno Matjaz Frangez sul suo sito dedicato al traffico d’armi, Orozje.info. Dopo che il governo di Lubiana si era rifiutato di concedere l’accesso alle informazioni sulla scottante questione alla tv pubblica slovena e a Pop TV, Frangez ha deciso venerdì di presentare al pubblico una serie di documenti che potranno aiutare a far luce su una vicenda che rischia di aprire un forte dibattito sul ruolo della Slovenia nelle guerre dell’ex Jugoslavia.

Il rapporto sul quale il giornalista ha messo le mani, datato 1993, commissionato dall’allora premier sloveno Janez Drnovsek e compilato dal ministro della Difesa Janez Jansa, fa scoprire un intenso scambio di armi dalla Slovenia alla Croazia. Nonostante il documento, come ha affermato Frangez, sia tutto tranne che trasparente, rivela dettagli preziosi. In primo luogo, che l’affare iniziò ben prima che iniziasse la guerra. Nel documento “top secret”, si spiega che il traffico ebbe luogo dal maggio 1990 al settembre 1993. La Slovenia si sarebbe rifornita di centinaia di migliaia di fucili automatici, munizioni, mortai, razzi e armi pesanti, con l’approvazione dell’allora presidente Milan Kucan e con il «silenzioso, ma attivo sostegno» di Washington.

Nel rapporto, che elenca in modo particolareggiato le quantità e il valore delle armi acquistate, si spiega che queste furono comprate all’estero prima dell’inizio della guerra per l’indipendenza slovena, esattamente tra il dicembre 1990 e il marzo 1991, ufficialmente per approvvigionare gli arsenali della Difesa Territoriale. Nonostante costassero cinque volte di meno in patria, le armi non furono acquistate in Jugoslavia, forse per non insospettire Belgrado. Dopo l’inizio della guerra in Croazia, il presidente croato Tudjman e il primo ministro Greguric si rivolsero a Lubiana per chiedere un aiuto concreto e “gratuito”: il ricco arsenale in mano agli sloveni faceva gola a Zagabria e la Croazia prometteva di difendere la Slovenia da un possibile nuovo attacco dell’esercito federale, la Jna. Affare fatto: Lubiana garantì il libero transito delle armi attraverso il suo territorio e addirittura di operare in futuro come intermediaria per l’acquisto di nuove armi all’estero per conto di Tudjman.

La contropartita di Zagabria sarebbe consistita in preziosa nafta prodotta dai croati e trasportata oltre confine con il beneplacito di Tudjman. La Croazia però non fornì a Lubiana solo derivati del petrolio, ma anche un piccolo parco di automobili che il ministero della Difesa croato consegnò al ministero degli Interni sloveno. In totale, il traffico d’armi tra Slovenia e Croazia raggiunse un valore di circa 24 milioni di marchi. Tutte le transazioni furono celate nei documenti ufficiali sloveni e croati sotto la voce «materiale sanitario».

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