21. 05. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

Leader islamico in Bosnia: «Vendichiamo Bin Laden»

L'ultraradicale wahabita Bilal Bosnic

BELGRADO Mentre la situazione politica in Bosnia rimane tesa – niente governo a 6 mesi dal voto – arriva anche la religione, e perfino il fantasma di Bin Laden, a rendere più difficili i rapporti tra i gruppi etnici. A eccitare gli animi è stato uno dei leader degli islamici wahabiti, Bilal Bosnic, che ha esortato i suoi seguaci «a vendicare l’assassinio del martire Bin Laden». Per l’integralista radicale, rappresentante di un islamismo minoritario, le possibili vittime della rappresaglia «sono i milioni di infedeli europei».

Le minacce di Bosnic hanno infiammato la stampa serbo-bosniaca, subito pronta a descrivere il Paese come un “califfato”. In realtà, il wahabismo, portato dai Mujahideen in una Bosnia secolarizzata durante la guerra, è isolato, ma «anche un piccolo gruppo può creare problemi», spiega l’analista Muhamed Jusic. Non ci sono prove sufficienti «per dire che i wahabiti in Bosnia sono militanti, ma l’incidente di Bugojno» – bomba in una stazione di polizia nel 2010, un morto e 6 feriti e unico attentato wahabita da Dayton a oggi – «segnala che bisogna stare attenti. Dopo Bugojno, le forze dell’ordine sono però più coordinate e attente», precisa Jusic. «La comunità islamica ha più volte condannato il terrorismo, sia che sia giustificato in nome dell’Islam, sia in altri termini. È solo un caso isolato», aggiunge Ahmet Alibasic, direttore del Centro per gli studi avanzati di Sarajevo.

Il vero tema del giorno, per Alibasic, è invece il discorso sull’educazione religiosa. Emir Suljagic, superstite di Srebrenica, scrittore e oggi ministro dell’Educazione nel cantone di Sarajevo, ha proposto che i voti di religione non facciano media in pagella. Il leader dei musulmani, Mustafa Ceric, l’ha attaccato: «vogliono rendere atei i nostri figli, così saranno impreparati quando tornerà l’ora della pulizia etnica». Poi ha invocato una protesta in stile maghrebino, la «primavera di Sarajevo». «Il ministro ha violato gli accordi con la Chiesa cattolica e con quella ortodossa e le leggi sull’insegnamento religioso. E non ha intaccato la discriminazione tra studenti che scelgono la religione e quelli che si astengono e non hanno alternative», accusa Alibasic. Per ora, il ministro non molla, sostenuto anche dalle più influenti ong. E la Bosnia continua a essere distratta da problemi ben più insignificanti di quelli reali: economia in stallo e una profonda crisi istituzionale.

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