11. 10. 2012
Il Piccolo
Stefano Giantin

Le madri di Srebrenica si appellano a Strasburgo

(AP Photo/Amel Emric)

(AP Photo/Amel Emric)

Sono partiti dalla Bosnia, tutti con una sola meta, Strasburgo. Strasburgo dove oggi, davanti all’edificio che ospita la Corte europea dei diritti dell’uomo, reclameranno nuovamente giustizia. Sono i parenti, le vedove, le madri, le figlie, le sorelle delle vittime del massacro di Srebrenica. Familiari dei trucidati che vogliono chiedere al massimo organo giudiziario responsabile dei diritti umani in Europa di riconsiderare il caso dei caschi blu olandesi, “peacekeeper” mal armati che non protessero i civili dagli sgherri di Mladic.

«Nel processo intentato da 6mila congiunti delle vittime del genocidio di Srebrenica contro l’Olanda e le Nazioni Unite, la Corte suprema olandese ha deciso, il 13 aprile 2012, che l’Onu gode di assoluta immunità da cause civili», ricorda in una nota l’ufficio legale “Van Diepen Van der Kroef Advocaten”, che tutela gli interessi delle “Madri di Srebrenica” e degli altri familiari. Una «immunità assoluta che infrange gli obblighi internazionali dell’Onu» e che soprattutto «viòla i fondamentali diritti» dell’uomo, continua il comunicato.

Così, stamattina, le Madri di Srebrenica – dopo aver raggiunto Strasburgo «per dare forza e vigore alla loro lotta per la giustizia -, «presenteranno un ricorso davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro il pronunciamento della Corte suprema» di Amsterdam, hanno annunciato i legali Axel Hagedorn e Marco Gerritsen, che seguiranno il caso a Strasburgo per la Van Diepen Van der Kroef.

Lo studio legale ha ricordato, in un precedente comunicato, che la decisione della Corte suprema di Amsterdam conferma che «le Nazioni Unite non sono soggette ad alcuna forma di controllo giudiziario», anche nei casi più disumani e terribili come quello di Srebrenica. Un’immunità che viene definita «inaccettabile, da una prospettiva umana, politica e legale». A Srebrenica, in un massacro durato una settimana, nel luglio 1995 furono sterminati dai sottoposti del generale Ratko Mladic, oggi alla sbarra davanti al Tribunale penale per l’ex Jugoslavia, 8mila uomini e ragazzi musulmani inermi.

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