17. 11. 2012
Il Piccolo
Stefano Giantin

La Serbia protesta: «Verdetto scandaloso Si riaprono le ferite»

Mentre a Zagabria in molti esultavano, un’attonita Belgrado cercava di elaborare la notizia dell’assoluzione in appello di Gotovina e Markac. Ha tentato di farlo, non ci è riuscita. Lo confermano le unanimi reazioni serbe al verdetto del Tpi. Un verdetto «scandaloso», ispirato da «una decisione politica», così l’ha bollato il presidente serbo Tomislav Nikolic. Una decisione che «non contribuirà alla stabilizzazione» dei Balcani «e che riaprirà vecchie ferite», ha ammonito, ricordando i morti e «gli oltre 220mila espulsi» dalla Krajina durante l’Operazione Tempesta. «Chi è colpevole per questo?», si è chiesto Nikolic, prima di sferrare un attacco diretto a Zagabria. Ora «la Croazia può legittimamente celebrare il più grande pogrom dopo la Seconda guerra mondiale», ha ironizzato. E ha concluso affermando che «se avevamo ragioni per credere a coloro che dicevano» che il Tpi «era neutrale, qualcosa di diverso da un tribunale solo per i serbi, queste ragioni sono ora state spazzate via dalla liberazione dei criminali di guerra».

A Nikolic ha fatto eco il premier Dacic. L’assoluzione dei due generali croati «conferma i sospetti di chi dice che quello dell’Aja non è un tribunale», ma un’entità «che esegue ordini politici prescritti in anticipo». E che lascia impunito «uno dei più grandi crimini di guerra compiuti sul territorio dell’ex Jugoslavia», un «crimine di cui nessuno ha dovuto rispondere», ha asserito invece Vladimir Vukcevic, procuratore serbo per i crimini di guerra. Dura è stata anche la reazione del Fondo per il diritto umanitario, ong diretta da Natasa Kandic, storica attivista per i diritti umani difficilmente tacciabile di “filoserbismo”. Il verdetto di ieri «non rende giustizia alle vittime» e inoltre i giudici sembrano essersi dimenticati delle «politiche discriminatorie che furono forgiate» a Brioni da Tudjman alla vigilia di “Oluja”, alla presenza dei vertici militari croati, dirette «all’espulsione permanente» dei serbi. E durissime le dichiarazioni del solitamente moderato Rasim Ljajic, uno dei vicepremier serbi, alla testa anche del consiglio nazionale per la cooperazione con il Tpi. Ljajic che ha parlato di «giustizia selettiva, peggiore dell’ingiustizia», di sentenza che provoca «ulteriore dolore» alle vittime e che «avrà effetti sulla già scarsa fiducia dei cittadini serbi» verso la Corte dell’Aja.

Ed effetti anche sulla cooperazione tra il Tpi e il governo serbo, che ha annunciato ieri che ridurrà al minimo «livello tecnico» i rapporti con la Corte dell’Aja. Prima conseguenza, il rinvio a data da destinarsi di una conferenza organizzata dal Tpi, prevista per il 22 novembre a Belgrado.

Pubblicato su Il Piccolo

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