14. 02. 2014
Il Piccolo
Stefano Giantin

La notte magica del Zetra rivive 30 anni dopo

Foto ELVIS BARUKCIC/AFP/Getty Images

Foto ELVIS BARUKCIC/AFP/Getty Images

Sarajevo, Jugoslavia, la sera di San Valentino del 1984. La loro discesa in pista, per la finale, fu leggermente ritardata da una bambina dell’organizzazione, immortalata mentre sui pattini cercava con qualche difficoltà di raccogliere dalla pista un fiore rimasto attaccato al ghiaccio. Chissà che destino ebbe la bimba durante l’assedio, si sono chiesti in tanti, rivedendo nel corso degli anni il video di quella magica notte.

Anche il destino dei pattinatori britannici Jayne Torvill e Cristopher Dean, quella notte, era ancora da scrivere. Ma poco più di quattro minuti dopo, nel palazzetto dello sport “Zetra”, alle Olimpiadi invernali del 1984, si sarebbe compiuto quanto è rimasto scolpito nelle pagine dei giornali e nei filmati delle tv mondiali. Camicette viola, gonna svolazzante lei, pantaloni neri lui, pattini ai piedi entrambi, fecero il loro ingresso sul ghiaccio. Poi, la musica, una versione ridotta e adattata del “Bolero” di Ravel, i due che iniziano a danzare, immediato lo scrosciare degli applausi. Da lì un crescendo, favorito dall’andamento della musica, con volteggi stilisticamente perfetti e sempre più rischiosi. «Il pubblico si è alzato in piedi e applaude, le Union Jack sventolano nell’arena», l’entusiasmo della speaker della tv inglese. I voti dei nove giudici, yutti “6” in “artistic impression”, il punteggio massimo. Non era mai successo, non si è più ripetuto.

Ma trent’anni dopo quello storico oro olimpico e dopo l’iscrizione del nome dei due pattinatori negli annali sportivi, la magia di quell’indimenticabile danza su ghiaccio è stata replicata ieri, a Sarajevo, dagli stessi attori. Sarajevo che «è sempre stata» ed è ancora «nel cuore» di Torvill, oggi 54enne, e Dean, 55 anni. E quel “Bolero” è così risuonato di nuovo nell’arena di Zetra – ridotta a uno scheletro dalle granate serbo-bosniache durante l’assedio, trasformata in obitorio durante la guerra e poi tornata alle funzioni originarie – quando i due ex atleti sono scesi in pista, con camicette viola a ricordare quelle del 1984, ripetendo la stessa performance che consentì loro di primeggiare alle Olimpiadi sarajevesi. «Siamo felici e onorati di essere qui», su invito “multietnico” del sindaco di Sarajevo e di quello serbo-bosniaco di Istocno Sarajevo, hanno sottolineato. Qui per festeggiare il trentennale dell’Olimpiade invernale, nuovamente nel luogo «dove le nostre vite sono cambiate», ha sottolineato Dean ai media bosniaci. «E oggi abbiamo vissuto anche un momento profondamente toccante», ha aggiunto, quando abbiamo rivisto quella bambina di sei anni «che raccoglieva i fiori dalla pista ghiacciata». Oggi ne ha 36, ha una figlia pattinatrice e «la sua storia», sapere «cosa ha passato» durante la guerra «ci ha commosso». E anche loro due, Jayne e Cristopher, hanno fatto ieri di nuovo vibrare di commozione il palazzetto di Zetra, riportando per un attimo Sarajevo a quel lontano, felice e pacifico 1984.

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