
La centrale termoelettrica "Nikola Tesla A"
BELGRADO La tregua dal maltempo è durata una sola fuggevole giornata. Da ieri, i Balcani sono di nuovo nel mirino del grande gelo, con intense bufere di neve che hanno investito l’intera regione e temperature costantemente sottozero, anche se in leggera risalita.
Il freddo sabato serbo è iniziato con forti venti e nevicate su tutto il territorio nazionale, che hanno ancora una volta paralizzato il traffico nelle città e sulle strade interurbane. Le persone da giorni isolate sono circa 50mila, ha spiegato il responsabile delle emergenze del ministero degli Interni di Belgrado, Predrag Maric. La nuova neve, che non smetterà di cadere almeno fino a martedì, «rallenterà sicuramente il lavoro delle macchine» all’opera per ricollegare al mondo civile le decine di migliaia di tagliati fuori, ha aggiunto. Stabile «e monitorata» la situazione dei fiumi ghiacciati, Danubio in testa, ha illustrato poi Maric, aggiungendo che «non è al momento necessaria l’azione dei rompighiaccio» sulle vie fluviali, sulle quali il traffico rimarrà interdetto per almeno 10 giorni. Intanto, il numero delle vittime in Serbia è salito a 19.
E preoccupa ancora la tenuta del sistema energetico. Una tragica fatalità – il deragliamento, senza feriti, di un treno carico di carbone – ha impedito i rifornimenti alla più grande centrale termoelettrica del Paese, la “Nikola Tesla A”, vicino Belgrado. «Le attuali scorte di carbone e di olio combustibile sono sufficienti a coprire la produzione» fino al ripristino del rifornimento via ferrovia, ha illustrato in una nota l’omologa serba dell’Enel, l’Elektroprivreda Srbije (Eps). Eps in sempre maggiore difficoltà nel garantire la distribuzione di elettricità a causa della crescente domanda: «Gli appelli alla riduzione dei consumi non sono stati ascoltati», ha detto ieri Zoran Manasijevic, numero due della compagnia pubblica, facendo palesare lo spettro incombente dei tagli alle forniture elettriche anche ai privati.
Grave la situazione pure in Montenegro (4 morti). Isolate decine di villaggi, quasi impossibili le comunicazioni stradali, interrotte quelle ferroviarie – un treno con 50 persone a bordo è rimasto bloccato da una slavina presso la cittadina di Kolasin – e chiuso da venerdì sera l’aeroporto internazionale a causa delle fortissime nevicate. La capitale Podgorica si è risvegliata sotto un manto di neve, mentre il nord del Paese è di fatto un’isola artica, separata da giorni dal resto della piccola nazione. Undici in totale i morti in Bosnia, dove rimangono precarie le forniture elettriche in vari villaggi, ancora centinaia gli isolati. Infine, il Kosovo, dove i tradizionali black-out elettrici stanno rendendo sempre più difficile la vita agli abitanti, mentre una valanga ha travolto 11 case sulle montagne della Gora, al confine con la Macedonia. Seppellendo, secondo le prime e sommarie informazioni, 20 persone e causando tre morti.









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