16. 02. 2012
Il Piccolo
Stefano Giantin

I serbi del Kosovo votano in massa per l’indipendenza

BELGRADO Mentre nella politicamente e geograficamente lontana Belgrado si celebra la Festa nazionale del Paese, nel Nord del Kosovo si continua a votare. Né le neve, né il freddo hanno fermato i serbi di Mitrovica, Zubin Potok, Zvecan e Leposavic. Alle sette di ieri mattina, si sono riaperti gli 82 seggi allestiti per la consultazione popolare sul riconoscimento delle autorità di Pristina. Fino a martedì sera, il 50% dei circa 40mila aventi diritto al voto erano andati a rispondere alla domanda, retorica, se riconoscano o meno«le istituzioni della cosiddetta Repubblica del Kosovo». L’affluenza ieri è salita ancora: oltre il 60% alle 12. Per conoscere il risultato ufficiale – che dirà se il “no” avrà raggiunto il 99% come da previsioni – bisognerà aspettare il 19 febbraio. Scontato il risultato, scontate le reazioni contro il referendum, registrate negli ultimi due giorni. Il presidente serbo Boris Tadic lo aveva definito «dannoso», una mossa irresponsabile che «nuoce agli interessi della Serbia». Per il portavoce della missione Onu in Kosovo, Olivier Salgado, il voto è «contrario alla legge». Piccata la reazione del premier kosovaro Thaci, affidata a una nota pubblicata sul suo sito ufficiale: «Questa azione illecita produrrà un risultato illegale e inaccettabile». «È solo l’ultimo atto della Serbia contro il Kosovo, che chiaramente dimostra le sue ambizioni malate e le sue rivendicazioni territoriali», ha chiosato Thaci. Ma i serbi del Nord vanno avanti. E in una lettera inviata ieri al Parlamento e alla Commissione Ue, in cui denunciano le angherie subite dal 1999 per mano albanese, hanno messo nero su bianco la loro protesta. Si vota perché la gente decida «sul proprio destino come entità indipendente». La chiosa: «Nello spirito della democrazia, vi chiediamo di riconoscere la volontà popolare, che riconfermerà che non vogliamo vivere soggiogati dal governo degli albanesi, guidato da notori criminali».