20. 11. 2012
Il Piccolo
Stefano Giantin

Gotovina diventa un “casus belli” del calcio

Igor Stimac

Dopo aver raggelato le relazioni politiche tra Belgrado e Zagabria, l’affaire Gotovina scende letteralmente in campo. E mette a serio rischio la partita di calcio tra Croazia e Serbia del prossimo 22 marzo, valida per le qualificazioni ai Mondiali del 2014.

La nuova “tempesta” è stata provocata da una inusuale proposta lanciata nei giorni scorsi dall’allenatore della nazionale croata, Igor Stimac. Stimac che ha pensato di celebrare in gran pompa l’assoluzione dei generali Gotovina e Markac e il loro ritorno in patria, invitandoli a calcare il terreno dello storico “Maksimir” di Zagabria assieme ai ventidue calciatori croati e serbi. E chiedendo ai due ex imputati per crimini di guerra di toccare la prima palla di quello che già si prevede come un infuocato incontro, sul campo e sugli spalti.

«Non credo che la Fifa consentirà a Gotovina di calciare il primo pallone» del match, «è impossibile che ciò accada», ha reagito ieri Sinisa Mihajlovic, indimenticato difensore di Samp, Lazio e Inter, oggi allenatore della nazionale serba. Se però Stimac non dovesse cambiare idea, «la mia squadra non scenderà sul terreno di gioco e sarà questo l’unico modo per la Croazia di vincere la partita», ha rincarato Mihajlovic. «Non parteciperemo all’incontro se solo i due gentiluomini dovessero avvicinarsi al terreno di gioco», aveva in precedenza avvisato, parlando con l’agenzia di stampa “Tanjug”, il presidente della Federcalcio serba, Zoran Lakovic.

Dopo il polverone sollevato dalla sua iniziativa, criticata anche dall’Hrvatski Fudbalski Savez (Hns), l’omologo croato della Federcalcio nostrana, Stimac ha fatto una parziale marcia indietro, affermando che le sue parole «erano state interpretate fuori dal contesto». «Dobbiamo diminuire le tensioni, dimostrare che siamo un Paese civile, rispettando la Serbia», l’ha bacchettato anche Davor Suker, simbolo vivente del calcio croato e da luglio presidente dell’Hns, che ha poi promesso una «sculacciata» al suo ct per “punirlo” per quella che in Serbia è stata letta come una inutile provocazione.

Provocazione che giunge mentre le ferite per l’assoluzione di Gotovina sono lontane dal rimarginarsi, a Belgrado. Lo sottolinea la cancellazione della visita ufficiale a Zagabria, prevista il 27 novembre, del vicepremier serbo con delega agli Affari europei, Suzana Grubjesic. «In questo momento non mi sentirei a mio agio a Zagabria», ha spiegato alla tv pubblica serba. Lo confermano anche le parole del premier serbo, Ivica Dacic. «Non possiamo spararci un colpo in testa se la comunità internazionale è ingiusta», ha affermato il leader socialista. Leader che ha poi suggerito che la sentenza d’appello del Tpi non sarebbe stata favorevole a Gotovina e Markac «se la Serbia fosse forte». Comunque stiano le cose, il Paese non deve rinchiudersi in uno sterile «auto-isolazionismo» o cadere in una «paranoia collettiva», l’auspicio finale.

Pubblicato su Il Piccolo

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