14. 08. 2008
Panorama
Stefano Giantin

Dottor Dabic e mister Karadzic

Foto di Mladic e Karadzic al bar Luda Kuca

Foto di Mladic e Karadzic al bar Luda Kuca di Belgrado

Un bilocale nell’impersonale periferia di Novi Beograd, il vino rosso e le chiacchierate al bar “Casa pazza”, le cure ai pazienti affetti da impotenza nelle cliniche “Fertilità” e “Nuova Vita”. I dettagli sulla vita in latitanza del “macellaio dei Balcani”, Radovan Karadzic, alias Dragan David Dabic, richiamano quelli di una farsa.


Le abitudini del fuggitivo

Mentre i servizi segreti occidentali lo cercavano in Bosnia o nel nativo Montenegro, Radovan Karadzic viveva in un condominio anonimo all’estrema periferia di Belgrado, al numero 267 di via Juri Gagarin. Impossibile immaginare che dietro la maschera di Dragan Dabic, specialista in medicina naturale, si nascondesse il criminale di guerra serbo-bosniaco. Dabic conduceva una vita pubblica intensa. Appariva in televisione e a conferenze sulla medicina alternativa in Serbia. Viaggiava all’estero, probabilmente con passaporto croato. I suoi vicini lo ricordano soprattutto per l’aspetto da “bohémienne” e il cappello bianco a larghe falde. “Salutava sempre per primo, era educato e affascinante. Peccato non averlo riconosciuto quando viveva qui”, racconta abbozzando un sorriso una vicina di pianerottolo di Dabic. All’interno 19, dallo spioncino della porta del suo appartamento, s’intravedono ovunque fogli sparsi, il letto addossato al muro, una lampada sul tavolo.

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Le omelette "Karadzic" al bar Pinokio

Dabic usciva presto al mattino. Faceva una puntata al “B Market”, la piccola drogheria vicina alla sua abitazione. “Acquistava soprattutto pane e pomodori. Mai alcolici o sigarette. Era garbato, ma non certo socievole”, rivela la padrona del negozio. Dabic acquistava i quotidiani che sfogliava sull’autobus 73, quello su cui è poi stato arrestato dalla polizia serba. Qualcuno ha da poco ribattezzato in “via Radovan Karadzic” la fermata dove Dabic attendeva il 73.

Di ritorno dal lavoro, Dabic faceva tappa al bar “Pinokio” per un’omelette con cioccolata fusa, nocciole e mirtilli. I gestori dell’affollato chiosco hanno subito approfittato del bailamme mediatico  per aggiungere al menu le “omelette Karadzic”. Con 150 dinari si può provare l’emozione di assaporare uno dei piatti preferiti dell’ex latitante. 
 

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La clinica "Fertilità"

Il “guru” della medicina alternativa

Dragan Dabic lavorava per due ospedali privati a Belgrado. Alla clinica “Plodnost” (“Fertilità”) operava come psichiatra ed esperto in “bioenergia”. Il direttore della clinica, Savo Bojovic, ha dichiarato alla stampa che Dabic era sul suo libro paga, ma ha evitato altre domande rifugiandosi in Montenegro e staccando il cellulare.

Il direttore dell’ospedale “Nova Vita”, Milomir Kandic, conferma che Dabic frequentava la sua struttura da circa due anni. “Noi non lo pagavamo. Dabic conduceva qui i suoi pazienti, aveva a disposizione una camera nella clinica. Penso volesse usare la fama del nostro ospedale per farsi conoscere. Lo avremmo anche assunto, ma non ha mai dimostrato capacità particolari”. “Mi sembrava triste e infelice, vestiva in modo dimesso. Penso non avesse neppure i soldi per mangiare regolarmente”, aggiunge il primario. Alla “Nova Vita” Dabic riceveva i pazienti due giorni a settimana. Scompariva poi per lunghi periodi. “Penso fosse un bravo psicologo e psichiatra, conosceva le proprietà dei minerali per curare le malattie. Parlava perfettamente inglese e capiva il tedesco, sono convinto che avesse molti pazienti all’estero. Non gli ho mai chiesto referenze e diplomi, anche perché usava una perfetta terminologia medica”, confida Kandic. Il medico rivela che Dabic era stato colpito da un melanoma alla gamba ed era stato curato con successo alla “Nova Vita”.

L'ospedale Nova Vita

L’ospedale è conosciuto in Europa per le terapie innovative e i successi nella cura contro la leucemia e i carcinomi. Sono molti i pazienti italiani che si affidano alle cure della “Nova Vita”. Il dott. Alvaro Porta del Policlinico di Monza ha condotto un’analisi sui metodi di cura della clinica. “Le loro terapie sono in genere efficaci e tuttora oggetto di ricerca scientifica. Alcuni casi di guarigione sono sorprendenti”, ci dice al telefono il dott. Porta. “A Belgrado ho incontrato anche il dott. Dabic, ne ho avuto un’ottima impressione”. Secondo Kandic, una delegazione dell’esercito italiano sarebbe venuta recentemente a Belgrado pregandolo di trasferirsi nel nostro Paese a curare i soldati italiani ammalatisi di leucemia a causa dell’uranio impoverito dopo le operazioni in Bosnia. “Non ho accettato perché non voglio spostarmi da Belgrado. Se sono veramente interessati, possono mandare qui i soldati malati”. Prima di congedarci, Kandic riferisce che Dabic sarebbe riuscito a sviluppare una tecnica naturale per aumentare la velocità degli spermatozoi. “Molte coppie sono riuscite ad avere figli grazie a lui”.

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Luda Kuca

Difficile trovare conferma delle parole del direttore della “Nova Vita”. I pazienti di Dabic preferiscono evitare i giornalisti. Nondimeno, le storie sui poteri taumaturgici di Dabic sono sulla bocca di tutti a Belgrado. “Qui abbiamo il più alto tasso di fertilità in Europa, grazie a Dabic. Curava gratuitamente le coppie che non riuscivano ad avere figli”, confida l’avventore di un bar dove Karadzic era solito trascorrere le sue serate. Alla sera riceviamo la telefonata di una donna che asserisce di essere stata guarita dalla depressione dal dott. Dabic. “Ha voluto solo un dinaro (circa un centesimo di euro, ndr) perché non mi sentissi troppo a disagio”, ci dice l’anonima voce al telefono. Perfino un alto grado dell’esercito serbo si sarebbe rivolto a Dabic per riuscire a concepire un figlio. In onore del “guru” dalla barba bianca, la coppia avrebbe chiamato il primo figlio David. Oggi sono addolorati per non aver conosciuto prima la vera identità del “medico” e per non aver battezzato il loro primo figlio con il nome Radovan.

Pur non potendo provare di essere un neuropsichiatra, il latitante pubblicava articoli sulla rivista “Vita Sana”. Goran Kojic, il direttore, si sente tradito, ma allo stesso tempo progetta di scrivere un libro sul dott. Dabic. “È un peccato che l’uomo che ho incontrato non sia esistito veramente. Dabic era tollerante, professionale, pieno di qualità. Io cerco di vivere una vita sana e positiva. A questo punto lo voglio ricordare così come l’ho conosciuto”. 

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Tomas Kovijanic, gestore della Luda Kuca

Gli amici del bar

“Chiedo a miei nuovi amici, quelli che hanno conosciuto Dragan David Dabic, di perdonarmi”, ha dichiarato Karadzic a un quotidiano il giorno prima della sua estradizione. I suoi nuovi amici non sembrano tuttavia offesi dal travestimento di Karadzic. Dabic trascorreva parte delle sue serate al bar “Luda Kuca” (“Casa pazza”), vicino al suo appartamento di Belgrado. Vi si rifugiava per sorseggiare un bicchiere di vino, chiacchierare e giocare a scacchi. Al bar molti clienti portano orgogliosamente al petto due spille, una con il barbuto Dabic, l’altra con il viso ben rasato di Karadzic di fronte ai giudici del Tribunale per la ex-Jugoslavia. Marko Jankovic, ex giornalista della TV serba, giocava e perdeva spesso a scacchi contro Karadzic. “Era un uomo calmo e profondo. Ogni sua parola e sguardo comunicavano calore”. “Parlavamo di cose banali, ma anche di patriottismo e della Serbia”, aggiunge Jankovic. “Alla fine lo consideravo come un fratello”. Jankovic non si sofferma sulle scuse di Karadzic. “Radovan è il nostro più grande eroe nazionale, la personificazione della Serbia. Sono stati gli americani a costringerlo a ritirarsi a vita privata e a camuffarsi da dott. Dabic”. Tomas Kovijanic, il gestore del bar, conserva gelosamente la memoria dell’amico Dragan Dabic. “In questo bar vengono solo veri patrioti”, spiega Kovijanic, “a Radovan piaceva stare tra di noi, si sentiva a suo agio, ma non abbiamo mai parlato della guerra o di politica”. Con un po’ di sfacciataggine, Karadzic si sedeva di fronte alla propria foto e a quella di Ratko Mladic, poste in bella vista sopra il bancone. Kovijanic ricorda Dabic come “un santo, con quella lunga barba bianca. Ordinava caffé, poco vino rosso. Conduceva una vita modesta. Mi ha detto di essere un neuropsichiatra”. Su Mila Damianov, la donna indicata come la possibile amante di Dabic, Kovijanic è chiaro: “Li ho intravisti mentre facevano la spesa nella drogheria. Non si sono mai scambiati effusioni. Non era una bella donna, ma aveva stile”. Tra gli amici della “Casa pazza”, Dabic aveva suonato la gusle, lo strumento musicale tradizionale del suo Montenegro. Raso Vucinic gli aveva prestato il suo strumento. “Non ha cantato, ma ha suonato brevemente e in modo delizioso. Ci spiegato di aver imparato a suonare da bambino”.

Di fronte alla “Luda Kuca”, in un altro piccolo supermercato, la commessa Sladjana si ricorda bene il dott. Dabic. “Era sempre educato, non saltava mai la fila. Quando il negozio era vuoto, scherzava con le cassiere”. “Comprava solo frutta e verdura di qualità, acqua minerale da cinque litri, yogurt con pochi grassi”. Il supermercato ha cambiato nome dopo l’arresto di Karadzic. Oggi si chiama “Perché solo uno?”. Il barista Kovijanic ci spiega il cambiamento del nome. “Tutta la Serbia dovrebbe oggi essere di fronte ai giudici dell’Aja, non solo il nostro eroe, Radovan Karadzic”.

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