09. 10. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

Da Gesù a “Disneyland”, corsa al monumento kitsch

BELGRADO C’era una volta un Paese che innalzava decine d’imponenti monumenti in cemento a vista per glorificare Resistenza, vittime dei nazisti e classe operaia. Lo «Spomenik» della rivoluzione, in Croazia. Quello sul monte Kosmaj, vicino a Belgrado, intitolato ai partigiani. Il carrello da miniera stilizzato in onore dei minatori caduti in guerra, a Mitrovica in Kosovo. I monumenti voluti da Tito sono oggi dimenticati. A sostituirli, una nuova generazione di opere pacchiane, espressione di un becero nazionalismo, ha fatto da tempo la sua comparsa nei Balcani.

L’ultima della serie, ha denunciato lo scrittore croato Jurica Pavicic dalle colonne dello Jutarnji List, sarà la statua dedicata a Gesù da costruirsi sul monte Marjan a Spalato. «È il mio più grande progetto, sarà alto 39 metri», più di quella di Rio de Janeiro, ha promesso il suo ideatore, il sindaco Zeljko Kerum. Kerum non è solo nelle sue manie di grandezza. Il regista Kusturica ha lanciato in Bosnia la realizzazione di Kamengrad, “città di pietra” ricostruzione della Visegrad del Ponte sulla Drina di Andric e ambientazione del suo prossimo film. «Disneyland locale», l’ha bollata Pavicic, dettata per di più dal desiderio di cancellare la vera Visegrad e il suo ponte «incorreggibilmente ottomano». Nei Balcani, si edifica «per escludere l’Altro», ha accusato lo scrittore. Anche a Skopje, con la statua di 28 metri di Alessandro Magno, condottiero greco usurpato dalla Macedonia.

Il fenomeno è iniziato «dopo la guerra. Le ideologie non potevano più esprimersi con le armi e hanno iniziato un conflitto simbolico. Ciò è particolarmente visibile in Bosnia, con gli edifici religiosi. O in Kusturica, visto in Occidente come un’artista senza ideologia, in realtà uno che esprime la visione del nazionalismo serbo: descrive l’Islam come qualcosa che ha fermato lo sviluppo organico delle culture balcaniche, visione molto pericolosa. In Croazia il monumentalismo esprime invece una controcultura in conflitto con quella dominante pro europea», chiarisce Pavicic al Piccolo.

Nazionalismo attraverso l’architettura? «Il fenomeno risale agli anni ‘90. E se esaminiamo un periodo storico più lungo, possiamo individuare degli squilibri generati dall’ideologia: più monumenti partigiani di quanto fosse necessario. Poi, con la caduta del Muro, la costruzione di nuovi o la distruzione di quelli esistenti si accompagnò a una rivisitazione storica dei fatti che avevano indotto a erigere quelle opere», conferma Mileta Prodanovic, scrittore e artista serbo.

Altri intellettuali non amano invece il paragone tra il Gesù spalatino e la Kamengrad «nazionalistica serba» stabilito da Pavicic. «Kamengrad, e Drvengrad in Serbia, non sono monumenti o riletture ufficiali della storia, ma progetti finanziati da privati per attrarre turisti. Mentre costruire il Gesù, la statua di Tudjman in Croazia o quella di Alessandro sono reinterpretazioni. Per esempio, la Macedonia è uno Stato artificiale costruito durante il comunismo e deve crearsi una nuova identità, proclamandosi una nazione unica. Lo fanno anche perché sono in pericolo: mai stata un Paese puramente democratico, divisa tra albanesi e slavi etnici, la Bulgaria non ne riconosce storia e cultura, la Grecia il nome», spiega lo storico Cedomir Antic. Più critico, su Kamengrad, Prodanovic: «Non conosco i piani esatti di Kusturica, ma la città non dovrebbe essere costruita vicino al ponte, oggi patrimonio Unesco. Malgrado ciò, anche questo è un tentativo di elaborare attraverso il mito un passato che forse non è mai esistito. Siamo abituati a vivere nella confusione tra fatti e loro interpretazione, un’antica tradizione».

Tradizione che esclude l’opzione di una storia condivisa nei Balcani. «Non è in verità mai accaduto, né durante la monarchia, né durante il regime comunista: i libri di storia sono sempre stati diversi», conclude Antic. Che poi osserva: «Bruxelles, che ha sostenuto l’indipendenza di Croazia e Bosnia, cerca ora di imporre educazione e lingua comuni. Non è onesto: hanno fatto tanto per smembrare il serbo-croato, come osano oggi istituire un cosiddetto “bosniaco-croato-serbo”?

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