11. 02. 2014
Il Piccolo
Stefano Giantin

«Bruxelles apra subito le porte alla Bosnia»

Srecko-Latal

SARAJEVO La Bosnia rischia grosso, da anni. E l’Europa non deve fare l’errore di sottovalutare il pericolo, ma deve muoversi, dando quanto prima a Sarajevo una prospettiva concreta d’adesione. È questa la via per evitare problemi maggiori. La pensa così Srecko Latal, fra i maggiori esperti di Balcani, oggi analista del think tank Social Overview Service (SOS).

Da cosa nascono le proteste in Bosnia?
Le principali ragioni per cui la gente protesta, e protesta così intensamente, sono la rabbia e la frustrazione accumulata, focalizzata sui politici e sul loro comportamento negli ultimi anni. Politici locali interessati solo ai loro piccoli giochi di potere a somma zero, responsabili dell’interruzione del percorso d’integrazione europea e delle riforme. Il risultato, la situazione economica e sociale attuale, in peggioramento da almeno sei-sette anni. E l’esplodere di questa rivolta sociale non è veramente una sorpresa. La sorpresa è che non sia accaduto prima.

Pensa che le manifestazioni andranno avanti?
La gente protesta mentre parliamo, non allo stesso livello dei giorni scorsi, ma in maniera più genuina, con in strada lavoratori, soldati smobilitati, pensionati, giovani. E non viene usata dagli hooligan per fini violenti. Se quanto e con quale intensità continueranno le proteste dipende molto dai politici e dalla loro reazione. Per ora, hanno dimostrato di non aver colto il messaggio, insistono a fare i loro giochi, accusandosi a vicenda, nessuno si assume la responsabilità.

A Sarajevo c’è rabbia, ma sembra ancora mancare un’alternativa politica proposta dalla piazza. È pericoloso?
Siamo in un territorio sconosciuto, è molto difficile fare previsioni. E ci sono troppi elementi che possono potenzialmente influenzare il risultato. Non penso che alcuno abbia una risposta su cosa accadrà. Ma è chiaro che c’è il potenziale perché la situazione vada rapidamente fuori controllo e spero che i politici e la comunità internazionale dimostrino maturità per risolvere la situazione. E vorrei aggiungere una cosa. Quanto sta accadendo non è solo una “wake up call” per i politici locali. Ma è anche una sveglia per la comunità internazionale, che deve sviluppare un approccio diverso e idee diverse verso la Bosnia.

Riaprire subito la strada verso l’Ue alla Bosnia?
Sì, per esempio. Milanovic a Mostar ha detto che la Bosnia ha bisogno di una chiara, rapida e concreta prospettiva europea. Un messaggio diretto più a Bruxelles che alla Bosnia.

In termini geopolitici, pensa che la stabilità del Paese sia a rischio?
Direi che tutte le ricerche e le opinioni degli esperti degli ultimi anni dicevano che sulla stabilità di questo Paese c’è un punto di domanda. Paese che rischia ancora grosso, di diventare un problema sicurezza derivante essenzialmente da quella che è una crisi politica, economica e sociale.

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