12. 02. 2014
Il Piccolo
Stefano Giantin

A Sarajevo nasce il plenum per l’autogoverno

sarajevo12feb

SARAJEVO I numeri non variano di molto, un migliaio almeno a Sarajevo, più di cinquecento a Mostar, trecento a Tuzla, altrettanti a Zenica e Bihac. Le modalità neppure, slogan contro i politici e nessun incidente. E non cambiano le richieste, malgrado la mano tesa del premier federale, Nermin Niksic, che ha messo sul tavolo lunedì sera l’opzione, remota, del voto anticipato. Basta promesse e castelli in aria, il governo della Federazione «deve dimettersi» subito, «Eu help», gli slogan che si sono alzati ancora ieri dagli indignati scesi in piazza e lungo le strade dell’entità a maggioranza croato-musulmana. E le proteste si sono ieri allargate anche ad altre cittadine. Cittadine tristemente famose come Srebrenica, dove una cinquantina di persone si sono ritrovate davanti al municipio. Si devono risolvere «tre problemi» nel Paese, quello del «nepotismo», quello «del lavoro», che manca ovunque, e quello della «corruzione», che invece abbonda, hanno spiegato i manifestanti.

Manifestanti dalla cui parte, e non è la prima volta negli ultimi giorni, ha provato a schierarsi ancora il “Berlusconi bosniaco”, Fahrudin Radoncic, imprenditore, ministro della Sicurezza, leader politico dell’Unione per un futuro migliore. Controverso Radoncic che ieri ha nuovamente promesso che «non incoraggerà mai la polizia a picchiare i propri cittadini». Lo ha fatto dopo che Niksic lo aveva attaccato, chiedendone le dimissioni perché “colpevole” tra le altre cose di aver assistito senza muovere un dito alle devastazioni degli hooligan. La replica, a stretto giro di posta. Niksic, premier con «problemi non risolti relativi alle privatizzazioni e alla corruzione sistemica», se ne vada, faccia «le valigie, mettendo dentro anche lo spazzolino da denti».

Tensioni politiche e giochi di potere che non sembrano interessare gli “arrabbiati” di Sarajevo, che ieri sono stati invitati a partecipare alla prima riunione del “Plenum delle cittadine e dei cittadini”, tentativo di unire la protesta in un forum apolitico e apartitico dove si discuterà oggi in maniera democratica delle «soluzioni ai problemi di tutti noi». Prime richieste del Plenum, «dimissioni del governo della Federazione», ma anche «assicurazione» da parte della polizia che non saranno posti inutili paletti alle dimostrazioni e che sarà sempre garantita la «sicurezza dei manifestanti». Sicurezza su cui, lunedì notte, è emerso un punto di domanda, originato da un episodio sospetto. Verso le 23, il rumore di una forte esplosione ha lacerato l’aria, facendo tremare le finestre del centro di Sarajevo. Di notte, la prima conferma. A scoppiare era stato un ordigno, collocato di fronte a un negozio del “Centar Skenderija”. Solo danni, nessun ferito. «Racket?», ha chiesto ieri di buon mattino un passante al poliziotto di guardia sul luogo del fattaccio. «Anarchia», la risposta dell’agente, mentre sul web iniziava la ridda delle ipotesi, alla ricerca della risposta al «cui prodest?».

Comments are closed.